La rete

Una cooperativa di lavoro, non una catena.

Dietro i quattro ostelli non c'è un gruppo alberghiero. C'è la Società Cooperativa Ballarò, nata nel 2005 da un'associazione di studenti dell'Università di Palermo. È una cooperativa di lavoro, di quelle vecchia maniera: i soci sono le persone che ci lavorano.

Piazza persone
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Piazza Prampolini, il salotto di Reggio Emilia

I soci sono i lavoratori

In una cooperativa di lavoro non ci sono investitori esterni da remunerare: chi mette il capitale è chi mette le ore. Quello che avanza torna nelle strutture e nel lavoro, ed è il motivo per cui il portale non compete sul prezzo — non deve rendere conto a nessuno che pretenda margini crescenti.

La Basilica della Ghiara, accanto all'ostello

Chi accoglie decide

I responsabili delle quattro sedi sono anche consiglieri di amministrazione, e un comitato guida riunisce chi dirige le strutture con chi sta dietro il bancone della reception. Le decisioni non arrivano da una direzione lontana che non ha mai visto un check-in.

Corso Garibaldi verso la Basilica della Ghiara

Un impegno verificato da altri

La certificazione UNI/PdR 125:2022 sulla parità di genere non è un'autodichiarazione: la rilascia un ente terzo e la rinnova con controlli periodici. Se le pratiche peggiorano, si perde.

I portici di Corso Garibaldi

Cinque strutture, quattro insegne

La cooperativa gestisce cinque strutture ricettive. Quattro portano il marchio Student's Hostel e sono quelle che trovi su questo sito; la quinta è la Foresteria Le Benedettine, in concessione dall'Università di Pisa.

Parità di genere: i numeri, non le intenzioni

La cooperativa impiega 39 persone, di cui il 59% donne. La politica sulla parità di genere è approvata dal consiglio di amministrazione, e riguarda selezione, retribuzioni, crescita professionale e conciliazione fra lavoro e vita privata.

Esiste un canale di segnalazione anonimo, attivo tutto l'anno e aperto anche a chi non lavora in cooperativa: ospiti, fornitori, chiunque abbia qualcosa da segnalare.

Su un sito che parla di ostelli questo può sembrare fuori posto. Non lo è: chi accompagna una classe o un gruppo di minori sta decidendo a chi affidarli per qualche giorno, e come è gestito quel posto conta quanto le camere.

Il limite, detto chiaramente: una certificazione dice come sono organizzate le cose, non garantisce che ogni giornata vada bene. Serve a rendere verificabile un impegno, non a chiuderlo.

Documenti e canale di segnalazione (si apre in una nuova scheda)

Domande frequenti

Quello che di solito ci chiedono.

Cosa cambia se l'ostello è gestito da una cooperativa?

È una cooperativa di lavoro: i soci sono i lavoratori, non investitori esterni. Quello che resta torna nelle strutture e nel lavoro, e chi dirige ogni ostello siede nel consiglio di amministrazione.

Cosa certifica la UNI/PdR 125:2022?

È la prassi di riferimento italiana sulla parità di genere. Verifica selezione, retribuzioni, crescita professionale, conciliazione fra lavoro e vita privata e i canali di segnalazione. Non è un'autodichiarazione: la verifica la fa un ente terzo, con controlli periodici.

Perché dovrebbe interessare a chi prenota?

Perché chi accompagna una classe o un gruppo di minori sta scegliendo a chi affidarli. Una certificazione verificata da terzi dice qualcosa sul modo in cui quel posto è gestito, che nessuna descrizione di camera può dire.

Come si fa una segnalazione?

Esiste un canale anonimo, attivo tutto l'anno, aperto anche a chi non lavora in cooperativa: ospiti, fornitori, chiunque. Si trova sul sito della certificazione.

Le persone contano più dell'organigramma.

Un'organizzazione si giudica da chi ti apre la porta quando arrivi.

Chi vi accoglie